Compositore e pianista dalla spiccata sensibilit architettonica e cinematografica, Massimo De Simone ha tracciato nel tempo un sentiero artistico unico, capace di fondere il rigore acustico della classica con le suggestioni rétro-futuristiche della synthwave e dell’elettronica d’atmosfera. Con il suo nuovo singolo, “Lanterna di fuoco”, l’artista invita l’ascoltatore a varcare un autentico portale emotivo, dove la musica si fa faro nell’incertezza e rifugio per l’immaginario. Ai microfoni di Reframe, Massimo racconta la sua ritualit creativa al buio, l’equilibrio tra organico e sintetico e le visioni per il futuro.
Ciao Massimo,
benvenuto su Reframe. La tua formazione affonda le radici nello studio del
pianoforte fin da giovanissimo, per poi aprirsi a contaminazioni elettroniche e
synthwave: come ha preso forma nel tempo la tua attitudine verso la musica e
verso questa costante ricerca sonora?
È
stato un percorso di scoperte continue. Venendo dal pianoforte, ero abituato a
una dimensione molto intima e tattile; l'elettronica mi ha aperto le porte a
una spazialità che prima potevo solo immaginare. La synthwave, in particolare,
mi ha folgorato per quella sua capacità unica di essere nostalgica e
iper-futuristica allo stesso tempo. La mia ricerca non si ferma mai perché vedo
ogni suono come un elemento di un'architettura più grande: il pianoforte è la
mia base, il cuore pulsante, mentre l'elettronica è l'astronave che mi permette
di esplorare nuove galassie sonore. Non credo in una netta separazione tra
generi, ma in una fusione costante, dove la melodia classica diventa la bussola
per navigare nuovi paesaggi digitali.
Il tuo linguaggio
dialoga tanto con l'essenzialità intimista del pianoforte quanto con
architetture sonore ampie e d'atmosfera: quali artisti e mondi musicali hanno
guidato e ispirato la tua sensibilità nel corso degli anni?
La mia attitudine è quella di un ricercatore di suoni. Non ho mai creduto in una distinzione netta tra generi: la lezione del rigore classico e la libertà della sperimentazione synthwave convivono nel mio lavoro. Mi hanno ispirato figure che hanno saputo rompere i confini, come Brian Eno, che ha trasformato l'elettronica in una forma d'arte ambientale e meditativa. Ma anche l'estetica pura e ossessiva di John Carpenter, maestro del minimalismo synth, e l'impronta epica degli M83, che hanno saputo elevare l'elettronica a una dimensione quasi cosmica. Quando compongo, cerco quel punto di equilibrio precario tra la disciplina compositiva del pianoforte — il mio ancoraggio alla realtà — e la vastità dei sintetizzatori. È una continua contaminazione: cerco di portare l'essenzialità del gesto acustico all'interno di strutture elettroniche complesse, perché credo che la vera emozione nasca proprio lì, dove la tradizione incontra l'ignoto.
Le tue
composizioni nascono spesso dall'intimità acustica per poi vestirsi di trame e
sintetizzatori: qual è la tua ritualità creativa quando ti siedi alla tastiera
per dare vita a un nuovo brano?
Tutto parte quasi sempre dal buio. La mia ritualità inizia sedendomi al pianoforte senza alcuno scopo preciso, lasciando che le dita cerchino un accordo o una cellula melodica che risuoni con il mio stato d'animo. Registro quella prima idea nella sua forma più nuda: non cerco la perfezione tecnica, cerco l'intenzione. Solo dopo aver fissato l'anima del brano, mi sposto verso le macchine. In quel momento, il pianoforte diventa la "traccia guida" su cui inizio a costruire, come un architetto che deve decidere quale luce far entrare in una stanza. I sintetizzatori arrivano per avvolgere quella fragilità, per dilatare il tempo e creare quello spazio atmosferico in cui la melodia possa respirare davvero.
È uscito il tuo
nuovo singolo, "Lanterna di fuoco": qual è la scintilla emotiva da
cui è scaturito e come si è sviluppato il lavoro di scrittura e produzione?
La scintilla di Lanterna di fuoco è nata in un momento di incertezza: cercavo una melodia che potesse fungere da punto fermo, un faro in mezzo a un paesaggio sonoro che si muoveva freneticamente. La "lanterna" è per me il simbolo di quell'intuizione creativa che resiste anche quando tutto intorno sembra oscurarsi. La scrittura è partita dal pianoforte, suonato in modo quasi confessionale; volevole che il cuore del brano fosse nudo.
Cosa deve
aspettarsi chi premerà play su "Lanterna di fuoco", sia a livello di
impatto sonoro sia per quanto riguarda il messaggio e l'immaginario visivo del
brano?
Premere "play" su Lanterna di fuoco significa varcare un portale. Insieme a mia sorella, vi invitiamo in un mondo dove la musica abbatte le barriere del tempo. È uno spazio magico, creato per navigare liberamente tra le immagini della fantasia e le suggestioni del cuore: un’esperienza da vivere, prima ancora che da ascoltare.
La tua musica ha
una forte carica evocativa e cinematografica: hai già in programma appuntamenti
live o speciali occasioni per portare dal vivo questo repertorio?
Ci
stiamo lavorando. Portare dal vivo Lanterna
di fuoco e l'intero repertorio che l'ha preceduto è l'obiettivo naturale di
questo viaggio. Stiamo lavorando con molta cura per creare un’esperienza che
non sia un semplice concerto, ma un vero e proprio prolungamento del
"portale" di cui parlavo prima. La dimensione cinematografica della
mia musica richiede uno spazio in cui il suono possa respirare e l’ascoltatore
possa perdersi: stiamo pianificando degli appuntamenti speciali che uniscano
musica, luce e suggestioni visive.
