Catturare istantanee di vita quotidiana e trasformarle in storie universali in cui chiunque possa riconoscersi: è questa la forza motrice di Pete Jersey. Il suo nuovo lavoro, Storie d'annate, si muove con eleganza tra ballad intime ed episodi dal battito serrato, prendendo di mira le fragilità relazionali di oggi e l'inganno delle aspettative virtuali. Guidato da un sound che omaggia i giganti degli anni Ottanta ma parla con il linguaggio del presente, Pete firma un progetto coeso e vibrante. In questa intervista esclusiva per Reframe, l'artista svela le radici della propria ispirazione e il dietro le quinte del nuovo capitolo discografico.
Ciao Pete, il tuo approccio alla musica unisce studio strumentale e una precisa sensibilità per la realtà circostante: com'è nata la tua attitudine verso la musica e verso la composizione?
L'attitudine per la musica sembra essere nata insieme a me, ho sempre amato cantare e percepire musica nella mia mente. Diventare curiosi verso la composizione, è un meccanismo che scatta nel momento in cui vuoi utilizzare la musica per dire qualcosa che parte da te, dalle tue emozioni e dai tuoi sentimenti più profondi.
Dalla scoperta di un pilastro come "Thriller" al fascino per la West Coast fino ai synth moderni: a quali artisti ti sei ispirato nel corso degli anni per plasmare il tuo sound?
Sono affascinato dai grandi della musica, come Michael Jackson, Freddie Mercury ed Elvis. Il sound di questo EP omaggia le sonorità degli anni 80, della west coast statunitense e di firme della musica come Michael Jackson e Giorgio Moroder, che ha portato anche artisti come The Weeknd ad abbracciare questo filone.
Le tue canzoni prendono spesso vita da istantanee quotidiane, da una passeggiata notturna sul Tevere a due ragazzi che chattano su una panchina: in che modo nasce concretamente una tua canzone, dall'idea embrionale alla produzione in studio?
Nel caso dei brani di "Storie D'annate" è proprio così, nasce tutto dall'unione tra le mie sfumature personali e l'osservazione delle fragilità della mia generazione. Da questi presupposti, il mio mondo fluttuante raggiunge la grandissima esperienza e conoscenza musicale di Marco Iacobini, con cui lavoro in stretta sinergia per formare radici solide al progetto; dalla qualità delle canzoni alle storie raccontate attraverso esse.
In contemporanea con l'uscita dell'EP arriva "Splendida", brano dal taglio ironico tra echi moroderiani e The Weeknd: ci parli di come è nato questo nuovo singolo e della riflessione sull'idealizzazione che racconta?
Era indispensabile affrontare una delle tematiche più importanti di questo scenario musicale. L'idealizzazione sbagliata degli altri ma anche di noi stessi, a maggior ragione nel contesto iper virtuale in cui viviamo, ci porta a convivere con idee apparenti e non del tutto veritiere : nel momento in cui si affronta il disincanto da questa realtà, è quasi certo che i diretti interessati si accorgano di essersi conosciuti nel modo sbagliato, oltre ad essersi affezionati ad un'dea che non farà altro che rimanere tale.
Cosa deve aspettarsi chi ascolterà il tuo nuovo singolo: l'energia ritmica di una produzione synth-pop coinvolgente o il retrogusto amaro e sincero del suo messaggio?
Il messaggio del brano ha un valore enorme come quello di tutti gli altri singoli dell'EP. Essendo un testo ironico, però, è giusto che venga preso con leggerezza e che si lasci il giusto spazio al bpm elevato, al ritmo coinvolgente e alla grinta espressa nelle sonorità.
L'EP mette in fila episodi molto ritmati e ballad di grande respiro emotivo: hai già in programma concerti e date live per portare dal vivo questo universo sonoro?
Con grande ansia aspetto il momento opportuno per portare questo mio mondo musicale dal vivo, ma ancor prima di ciò, ho intenzione di espandere il progetto in qualcosa di più grande, così che diverse dinamiche, tra cui questa dei live, possano elevarsi a loro volta in qualcosa di completo e spettacolare.
