Da David Bowie a Dua Lipa, passando per Giorgio Moroder e Raffaella Carrà: i The Vice sono maestri della contaminazione sonora. Su Reframe, Vincenzo Tocco esplora la galassia di influenze della band e condivide il processo creativo che guida le loro produzioni, in particolare per il singolo "Iodio", nato sulla spiaggia di Valencia e affinato tra le atmosfere isolane di Tenerife.
Ciao Vincenzo, il progetto The Vice nasce da una tua intuizione maturata dopo diverse esperienze dal vivo nei locali londinesi. Com’è nata originariamente la tua attitudine verso la musica e il vostro “vizio” di vivere e godere attraverso essa?
La musica per me è sempre stata un modo di vivere le esperienze, non soltanto di raccontarle. Le esperienze londinesi sono state sicuramente importanti perché mi hanno permesso di confrontarmi con una dimensione live molto libera, fatta di contaminazioni, energia e persone che vivono la musica in maniera molto fisica. Luoghi come The Blues Kitchen a Camden Town o The Spice Of Life a Soho mi hanno lasciato tanto. Da lì è nata anche l’idea di The Vice e del nostro “Vizio di vivere”: cercare di trasformare in musica tutto ciò che ci incuriosisce, ci diverte e ci emoziona. Il vizio, per noi, non ha necessariamente un’accezione negativa: è la voglia di concedersi qualcosa, di vivere una notte, una festa, un incontro, una passione e poi trasformare quelle sensazioni in una canzone. È un modo per celebrare il piacere di vivere e, soprattutto, di raccontarlo attraverso la musica.
Dal mondo di David Bowie, Lady Gaga e Dua Lipa fino ai groove di Giorgio Moroder e al vintage di Raffaella Carrà: a quali di questi grandi artisti vi siete ispirati maggiormente nel corso degli anni per definire il vostro stile?
È difficile indicare un unico riferimento, perché The Vice nasce proprio dalla contaminazione. Bowie ci ha insegnato il valore della trasformazione e della libertà artistica, Gaga quello di portare la dimensione pop verso qualcosa di teatrale e spettacolare, mentre Dua Lipa rappresenta per noi un modo contemporaneo di reinterpretare la dance e il pop. Poi ci sono Moroder e tutta la tradizione disco, che sono fondamentali per il nostro rapporto con il groove, e Raffaella Carrà, che rappresenta una parte importantissima della nostra cultura musicale: ironia, sensualità, immediatezza e capacità di far muovere le persone. A questi riferimenti aggiungerei sicuramente Queen, Elton John, gli Arctic Monkeys e la scena disco contemporanea, da Purple Disco Machine in poi. Più che scegliere un artista, quindi, direi che abbiamo cercato di costruire un nostro linguaggio mettendo insieme mondi apparentemente diversi.
In che modo nasce solitamente una vostra canzone? È un lavoro di squadra sull’assemblaggio di progressioni di accordi o partite prima da un’immagine visiva?
Non abbiamo un metodo unico. Spesso partiamo proprio da frammenti: una progressione di accordi, un riff, una melodia, una struttura che magari rimane lì per mesi prima di trovare il suo significato. Altre volte, invece, nasce prima un’immagine o una situazione molto precisa e da quella cominciamo a costruire il racconto. Iodio è un esempio perfetto di questa seconda dimensione, perché il testo è nato da un’immagine molto concreta, quella dell’alba sulla spiaggia di Valencia, ma musicalmente si è poi sviluppato attraverso l’assemblaggio di idee e progressioni che avevo già abbozzato nei mesi precedenti. Quando questi due elementi si incontrano, testo e musica cominciano a suggerirsi a vicenda la direzione da prendere.
Ci parlate di come è nato il vostro nuovo singolo “Iodio”, dalle prime linee abbozzate fino al testo scritto all’aurora guardando l’acqua in Spagna?
Iodio è nato in maniera abbastanza cinematografica. Eravamo a Valencia con FabioZ, avevamo passato una notte insonne aspettando un volo per Tenerife e, arrivata l’alba, ci siamo ritrovati sulla spiaggia. Guardando l’acqua illuminata, quasi argentata, ho iniziato a immaginare una storia di passione vissuta durante una notte e già diventata nostalgia la mattina successiva. Ho scritto quel testo proprio in quel momento. Poi, arrivato a Tenerife, insieme a FabioZ, cioè Fabio Mancuso, ci siamo chiusi nell’appartamento che avevamo affittato. Avevamo un computer e una piccola tastiera che avevamo noleggiato nell’unico negozio di musica della zona. Io avevo con me alcune linee di accordi che avevo abbozzato nei mesi precedenti e abbiamo iniziato a farle dialogare con il testo scritto a Valencia. In una decina di giorni, alternando sessioni di registrazione e serate sull’isola, abbiamo costruito il brano. Credo che anche questo abbia lasciato qualcosa nella canzone: è nata durante un viaggio, dentro un periodo molto preciso e con una forte componente di libertà e leggerezza. La foto che abbiamo scelto per la copertina arriva proprio da uno di quei momenti in cui stavo scrivendo il testo. FabioZ ha colto il momento fotografandomi.
Considerando il vostro sound che alterna ritmi pop, fresche cadenze dance e riff indie-rock, cosa deve aspettarsi a livello sonoro chi ascolterà questo nuovo singolo?
Con Iodio abbiamo portato ancora più in primo piano la nostra componente dance e disco. Il brano viaggia su un ritmo molto regolare e coinvolgente, con un’impronta funky e house che guarda soprattutto alle atmosfere sunset: non è una dance aggressiva, ma una musica che immaginiamo bene al tramonto, durante una festa o in quel momento della notte in cui inizi a renderti conto che una serata sta diventando un ricordo. Allo stesso tempo abbiamo cercato di non perdere quella componente melodica e romantica che appartiene a The Vice. Quindi ci sono il groove e la voglia di ballare, ma anche una dimensione più nostalgica e sentimentale. È probabilmente questo contrasto tra energia e malinconia che sentiamo più nostro.
Essendo una band abituata a esibirsi in contesti come l’Apollo Theatre o l’Arci Bellezza, avete già in programma nuovi concerti e date live per suonare il brano dal vivo?
Abbiamo in serbo un live davvero fuori dalle righe. Non sarà in un locale, ma in un luogo molto più grande e per noi rappresenterà un vero atto di coraggio. Sarà anche una scelta rischiosa, ma fa parte della voglia dei The Vice di osare e portare la nostra musica in una dimensione nuova. Non possiamo ancora svelare troppo, ma sarà sicuramente qualcosa di diverso dal solito.
