tuttotace, “Signori”: il nuovo singolo tra crescita e confronto generazionale

set 22, 2026 0 comments
 

Quando si diventa davvero adulti? E soprattutto, cosa succede quando iniziamo a riconoscere in noi stessi qualcosa di quelle persone che, fino a poco tempo prima, chiamavamo semplicemente “i grandi”? Da questa zona di confine prende forma “Signori”, il nuovo singolo dei tuttotace.

Il brano osserva il rapporto tra generazioni senza trasformarlo in uno scontro. Da una parte ci sono modelli già conosciuti, la stabilità, le abitudini e percorsi che sembrano già scritti; dall’altra il tentativo di immaginare per sé qualcosa di diverso. Nel mezzo rimane una domanda: quanto possiamo davvero allontanarci da ciò che ci ha preceduto?

Abbiamo parlato con i tuttotace di “Signori”, del confronto con i propri genitori e di quella strana sensazione di crescere senza sapere esattamente quale adulto si diventerà.
 
 
In “Signori” il confronto generazionale non assume mai i toni di uno scontro netto. Vi interessava raccontare soprattutto le contraddizioni che emergono nel rapporto tra giovani e adulti? 
Questo perché infatti uno scontro non c’è. Non ci siamo noi e loro, non c’è nessuna battaglia da vincere. I ‘signori’ occupano un territorio diverso, un mondo tutto loro in cui le cose funzionano così come le vediamo. Il problema, più che altro, è che quel mondo a un certo punto dovrà ospitare noi.
 
Crescendo capita spesso di riconoscere in noi stessi comportamenti che appartengono ai nostri genitori. Quando questa consapevolezza ha iniziato a entrare nella vostra scrittura? 
Non so se possiamo rispondere tutti e quattro ugualmente. Vedere affiorare dentro di noi dei tratti caratteriali, delle abitudini che provengono direttamente dai nostri genitori è più o meno il momento cardine dell’uscita dall’adolescenza. Questa uscita, tragica quanto può essere, è proprio il momento in cui ci si guarda dietro e si vede una persona da cui si comincia a essere diversi, che piano piano ci somiglia sempre meno. Nel frattempo, però, ancora non si sa bene che persona si è diventati, o si sta diventando. Trovare alcuni indizi che quella persona, il sé adulto, in un certo senso esiste già ed è uno dei nostri genitori, ecco, può essere davvero molto inquietante, magari soffocante, per quanto a volte addirittura rassicurante. Il rapporto che si ha con questo aspetto tanto instabile della crescita è un miscuglio complicato di emozioni.
 
Nel brano emerge il timore di ripetere modelli già vissuti da altri. Secondo voi quanto è davvero possibile costruire un percorso completamente diverso da quello delle generazioni precedenti? 
È assolutamente impossibile, ma forse non è neanche completamente augurabile. Nel senso, potrebbe non essere una tragedia il fatto che, per quanto ci proviamo, non riusciremo mai a divergere completamente dalle vite degli altri, dai percorsi che loro hanno già vissuto. È giusto provarci quanto si vuole, ma è anche necessario che questo spettro ci sia o non sapremmo dove siamo, dove andiamo e perché ci muoviamo, nel crescere.
 
I “signori” sembrano avere raggiunto una stabilità che per chi è più giovane può apparire molto lontana. Oggi quella stabilità rappresenta ancora un traguardo oppure può diventare una gabbia?
Purtroppo o per fortuna sono vere entrambe le risposte. È una condizione che nessuno vuole, se ne analizziamo i lati negativi: chi mai sarebbe davvero capace di scegliere, a un certo punto della propria vita, delle condizioni che di lì in poi saranno irremovibili, in cui poi vivere? Al contempo, non è forse quello che proviamo continuamente a fare, con ognuna delle nostre lotte e delle nostre fughe? Non è una distorta versione della ricerca della felicità? Cambiare, distruggere e ricominciare tutti i giorni è impossibile, è una pratica che consuma. Ciò che spinge a farlo forse è proprio la speranza che, a un certo punto, saremo soddisfatti di ciò che avremo costruito.
 
Nel videoclip giovani e adulti condividono gli stessi spazi. Cosa volevate far emergere attraverso questa convivenza visiva? 
L’idea del videoclip, del regista e amico Andrea Boccianti, era un po’ questa: i “signori” sono in realtà i primi che pensano queste nostre parole. Il senso di instabilità, questo sentirsi in mezzo, partiti da un punto e non arrivati al punto successivo, forse è proprio una condizione che non si riesce mai davvero ad abbandonare, anche quando, alla fine, si diventa “signori” e si arriva all’orizzonte tanto temuto.
 
Pensate che ogni generazione, una volta diventata adulta, finisca inevitabilmente per assomigliare almeno un po’ a quella che aveva messo in discussione? 
Forse sì, non lo sappiamo. Ma probabilmente non è neanche così semplice la questione: siamo abituati a pensarci lungo una specie di binario, diretti verso una meta che è l’età adulta. Quest’immagine è un’ipersemplificazione che non descrive davvero la complessità del rapporto che si può avere con le generazioni più adulte e con la propria crescita. Un futuro è sempre possibile, la domanda che forse attanaglia la nostra generazione è “a che condizioni?”. È chiaro che la speranza e la volontà sono quelle di diventare, per così dire, qualcosa di nuovo. Però, l’intreccio di variabili che si crea nella crescita non è riducibile alla domanda “somiglia o non somiglia ai predecessori?”. Il processo di cui parliamo implica una trasformazione e una rinascita complete, anche se, a un primo sguardo, l’impressione può essere quella di non essere poi così diversi da chi ci ha preceduto.

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