Intervista a Pepo: “4 bianchi alla fragola” è il nuovo singolo

apr 13, 2026 0 comments

Con “4 bianchi alla fragola”, Pepo costruisce un brano che nasce da un ricordo preciso e lo trasforma in un racconto universale. Il singolo si muove tra spontaneità e cura, dando l’impressione di un flusso naturale che in realtà è il risultato di un lavoro attento su parole, immagini e suono.

Al centro della sua scrittura c’è la memoria, intesa come punto di partenza emotivo e narrativo: frammenti vissuti che diventano canzone attraverso un processo di semplificazione e messa a fuoco. Ne emerge un linguaggio diretto, capace di parlare a chi ascolta senza perdere autenticità.

Nell’intervista per Reframe, Pepo racconta il suo approccio alla scrittura, il rapporto tra realtà e narrazione musicale e la volontà di continuare a esplorare, nei prossimi brani, le sfumature più profonde delle relazioni e dei cambiamenti quotidiani.

Il tuo debutto parte da un ricordo personale: quanto è centrale la memoria nella tua scrittura? 
La memoria è il punto di partenza di tutto. Non scrivo mai partendo da un’idea astratta, ma sempre da qualcosa che ho vissuto o sentito davvero. I ricordi hanno una forza particolare, perché sono già carichi di emozione.
Nel caso di “4 bianchi alla fragola”, c’era proprio un’immagine precisa, quasi fotografica. E da lì è nato tutto. Scrivere, per me, è un modo per dare una forma a quei momenti e non perderli.

In che modo trasformi un momento reale in racconto musicale?
Il passaggio più importante è semplificare. La realtà è sempre più complessa di una canzone, quindi devi scegliere cosa tenere e cosa lasciare fuori.
Parto da dettagli molto concreti—un gesto, una frase, un’atmosfera—e poi cerco di renderli più universali, togliendo ciò che è troppo specifico. L’obiettivo è che chi ascolta non senta solo la mia storia, ma ci trovi anche la sua.

“4 bianchi alla fragola” sembra giocare tra spontaneità e costruzione: è così?
Sì, ed è una cosa voluta. Mi piace quando un brano dà l’impressione di essere nato di getto, anche se in realtà è stato lavorato tanto.
Ogni parola è stata scelta per sembrare naturale, ogni suono per non risultare forzato. È un equilibrio sottile: devi costruire senza far vedere la costruzione.

Che visione hai della musica oggi come linguaggio narrativo?
Credo che oggi la musica abbia ancora più responsabilità narrativa, perché è uno dei pochi linguaggi che riesce a essere immediato ma anche profondo.
Viviamo in un’epoca veloce, quindi se non arrivi subito rischi di essere ignorato. Però allo stesso tempo le persone cercano autenticità. Quindi chi riesce a raccontare qualcosa di vero, in modo diretto, ha ancora tanto spazio.

Cosa ti interessa esplorare nei prossimi brani?
Mi interessa continuare a raccontare relazioni e momenti quotidiani, ma andando un po’ più a fondo. Non solo l’attimo, ma anche quello che resta dopo.
Vorrei parlare di cambiamenti, di crescita, di tutto ciò che succede tra un momento e l’altro.

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