In questa chiacchierata esclusiva per Reframe, Call me Laura ci
accompagna nel dietro le quinte del suo mondo creativo. Dal tortuoso percorso
musicale che l'ha condotta al canto, passando per le influenze d'autore che
ispirano le sue composizioni, fino ad arrivare a svelare la nascita di brani
capaci di trasformare un semplice gesto, come condividere un tiramisù, in un
potente racconto d'amore e accettazione.
Ciao Laura, com'è nata la tua profonda attitudine verso la musica,
partendo dai sogni infantili legati alla batteria fino ad arrivare allo studio
della viola in Conservatorio?
Se ci penso, la cosa divertente è che io la musica l'ho sempre cercata, ma
non l'ho mai trovata esattamente dove pensavo di trovarla. Da bambina volevo
suonare la batteria. Mia madre, invece, mi iscrisse a chitarra. Poi sono
arrivata al Conservatorio e desideravo tantissimo studiare violoncello, ma mi
sono ritrovata con una viola tra le mani. All'epoca probabilmente avrei pensato
che la vita si stesse divertendo a complicarmi le cose. Oggi, invece, mi piace
pensare che mi stesse semplicemente accompagnando verso la mia strada, anche se
io ancora non la conoscevo. Il canto è arrivato dopo, quasi in punta di piedi.
Ho iniziato a cantare per gioco, senza pensare che sarebbe diventato qualcosa
di serio. Era semplicemente il modo in cui mi veniva naturale tirare fuori
quello che avevo dentro. Poi ho smesso per un periodo e solo quando mi sono
allontanata dalla musica ho capito quanto fosse diventata importante per me.
Forse il mio rapporto con la musica è proprio questo: non è mai stato un
percorso perfetto o lineare. È stato fatto di deviazioni, pause, ritorni e
sorprese. Ma alla fine, in qualche modo, la musica è sempre tornata a
prendermi.
Per dare forma al tuo pop contemporaneo e alla tua scrittura così
intima e cinematografica, a quali artisti ti sei maggiormente ispirata nel
corso degli anni?
Ce ne sono tanti e probabilmente cambiano anche a seconda del momento della
mia vita. Cesare Cremonini è sicuramente uno dei riferimenti più importanti per
me. Lo ammiro tantissimo per il modo in cui riesce a raccontare emozioni enormi
partendo da immagini semplicissime. Mi piace quella capacità di prendere
qualcosa di quotidiano e trasformarlo in una frase che, improvvisamente, sembra
parlare proprio di te. Mi affascinano molto gli artisti che non hanno bisogno
di raccontare tutto. Ti lasciano un'immagine, una sensazione, una frase e poi
sei tu a completare la storia. Credo che anche la mia scrittura nasca un po' da
questo. Non voglio semplicemente dire quello che provo: mi piace cercare
un'immagine che possa farlo vedere. Poi sicuramente tutto quello che ho
ascoltato negli anni, anche cose molto diverse tra loro, è finito dentro il mio
modo di fare musica. Ma sto ancora cercando la mia forma. E questa, forse, è la
parte che mi diverte di più.
Fai della quotidianità il luogo in cui prendono forma le emozioni
più profonde. In che modo questi piccoli rituali di ogni giorno si trasformano
nelle parole e nelle melodie di una tua canzone?
Credo di essere una persona che osserva molto. Mi capita di vedere una
scena, sentire una frase o vivere un momento apparentemente insignificante e
pensare: "Questa cosa me la devo ricordare". Poi magari non so ancora
perché. La canzone arriva dopo. Mi piace prendere una cosa reale e lasciarle
cambiare forma. Una luce, un gesto, una frase detta male, un silenzio, un paio
di scarpe lasciate all'ingresso... diventano il punto di partenza per parlare
di qualcosa di molto più grande. È quello che è successo anche con "Il
primo ballo". Un frigorifero aperto è semplicemente un frigorifero aperto.
Ma se dentro quella scena ci sono due persone che ridono, che hanno appena
finito di cenare e che magari iniziano a ballare senza musica, improvvisamente
quel frigorifero diventa una fotografia dell'amore. Forse è questo che cerco
quando scrivo: trovare la poesia nelle cose che normalmente non consideriamo
poetiche.
Ci parli di come è nato "Il primo ballo", un brano che
celebra l'amore vissuto lontano dai riflettori, fatto di imperfezioni e momenti
spontanei?
È nato osservando l'amore degli altri. Da anni lavoro con le coppie e i
matrimoni e ho la fortuna di essere presente in momenti che mi emozionano
sempre: il "si", gli sguardi, le promesse, le lacrime e il primo
ballo. Ma mentre guardavo tutte quelle coppie mi sono fatta una domanda: cosa
succede quando la musica finisce? Quando gli invitati tornano a casa, il
vestito viene appeso nell'armadio, le luci si spengono e rimangono soltanto
loro due? Ho pensato che forse il vero amore cominci proprio li. Non volevo
raccontare un amore perfetto, da film. Volevo raccontare quello vero: quello in
cui si dorme addosso ma sul divano ognuno ha il proprio posto, quello in cui ci
si dà un bacio al semaforo e due minuti dopo si cambia completamente discorso,
quello in cui si litiga, si ride, si cresce e si continua comunque a
scegliersi. E volevo raccontare soprattutto un amore che non nasce dal bisogno.
Non "senza di te non vivo", ma "con te vivo ancora meglio".
Dentro la canzone ci sono anche tante coppie che ho incontrato nel mio lavoro.
Alcune probabilmente non sapranno mai di avermi regalato un'immagine che poi è
finita dentro una canzone. Per questo mi piace pensare a "Il primo
ballo" anche come a un piccolo augurio per loro: che quel ballo non
finisca quando finisce la musica.
Tra immagini evocative di un tiramisù senza glutine e balli
improvvisati davanti a un frigorifero aperto, cosa deve aspettarsi a livello
emotivo e sonoro chi premerà play su questo tuo nuovo singolo?
Spero innanzitutto di regalargli un sorriso. "Il primo ballo" è
una canzone d'amore, ma non volevo che fosse pesante o troppo costruita. Volevo
che avesse dentro calore, leggerezza e quella sensazione che hai quando guardi
qualcuno e pensi: "Con questa persona posso essere completamente me
stessa". Anche musicalmente volevo che fosse così: un brano pop,
contemporaneo, luminoso, che ti venga voglia di cantare e magari anche di
ballare, ma che abbia dentro delle parole che, ascolto dopo ascolto, ti fanno
scoprire qualcosa in più. E poi c'è quel tiramisù senza glutine, che forse è
uno dei dettagli più piccoli della canzone, ma per me è uno dei più importanti.
Essendo celiaca, mi è capitato tante volte di trovarmi in situazioni in cui,
davanti a qualcosa che non posso mangiare, ho detto "non preoccuparti,
tanto non lo volevo", anche quando magari un po' mi dispiaceva. Oppure di
sentirmi quella che ha bisogno di un'attenzione in più, quella per cui bisogna
trovare una soluzione diversa. Non è una tragedia, ovviamente, ma sono quelle
piccole situazioni che a volte ti fanno sentire diverso dagli altri. E proprio
per questo, per me, trovare qualcuno che non ti fa sentire "diverso"
ma semplicemente pensato ha un valore enorme. II tiramisù della canzone non parla
quindi davvero di un dolce. Parla di qualcuno che sa che c'è una cosa che per
te è importante e se ne ricorda. Non perché glielo hai chiesto, non perché deve
farlo, ma perché ti conosce. E credo che questo sia uno dei modi più belli in
cui l'amore può manifestarsi: quando l'altro entra cosi tanto nella tua
quotidianità che le tue esigenze diventano naturalmente parte della sua
attenzione. Non è un sacrificio. Non è "poverina, dobbiamo trovare
qualcosa anche per lei". È semplicemente: "So che questo ti farà
stare bene, quindi l'ho scelto anche per te". Ed è proprio questo che
volevo raccontare con "Il primo ballo": un amore che non ha bisogno
di grandi dichiarazioni, perché si vede nelle piccole cose. Nel ricordarsi un
dettaglio. Nel lasciare spazio all'altro. Nel farlo sentire accolto, mai fuori
posto. Quindi sì, chi premerà play troverà una canzone d'amore, ma spero anche
che possa ritrovare una propria piccola storia dentro quelle immagini. Perché
magari per qualcuno sarà un tiramisù senza glutine. Per qualcun altro sarà il
caffè preparato come piace, una coperta lasciata sul divano, un messaggio
quando sa che hai avuto una giornata difficile. Alla fine credo che l'amore sia
proprio questo: conoscere qualcuno così bene da accorgerti delle sue piccole
necessità e amarle senza farle mai pesare.
Hai già in programma concerti e date live per portare al pubblico le
storie e la profonda complicità raccontate ne "Il primo ballo" e nei
tuoi brani precedenti?
Il live è sicuramente una delle cose che desidero di più per il futuro. Il
mio percorso discografico è ancora giovane e finora ho vissuto tantissimo la
parte legata allo studio, alla scrittura e alla produzione. Ma credo che una
canzone trovi davvero una seconda vita quando viene cantata davanti alle
persone. Mi piacerebbe portare sul palco non soltanto "Il primo
ballo", ma tutto il piccolo viaggio che ho fatto finora: "La vita è
una danza", "Dietro le nuvole" e questo nuovo capitolo. Non
voglio semplicemente salire su un palco e cantare delle canzoni. Vorrei creare
un momento in cui chi è davanti a me possa riconoscersi, emozionarsi, magari
ridere e magari ritrovare dentro una mia frase qualcosa che appartiene alla
propria storia. Per le date, sto lavorando per costruire i prossimi
appuntamenti e spero di poterli condividere presto. E c'è una cosa che mi
emoziona particolarmente pensando al futuro: cantare "Il primo ballo"
davanti a una coppia che magari ha scelto proprio quella canzone per il proprio
matrimonio. lo sono abituata a guardare i primi balli degli sposi dal lato di
chi organizza e li accompagna. Sarebbe bellissimo, un giorno, poter essere
dall'altra parte e sapere che una mia canzone sta accompagnando quel momento.
Credo che sarebbe uno dei regali più belli che la musica potrebbe farmi.
