Intervista ai Relief: "Eh No!" racconta l'importanza di ammettere i propri errori

lug 18, 2026 0 comments

Viviamo in un'epoca in cui chiedere scusa o ammettere un errore sembra diventato sempre più difficile. I Relief partono proprio da questa osservazione per costruire "Eh No!", un brano che evita facili giudizi e preferisce aprire domande, lasciando spazio all'ascoltatore.

Dietro un sound immediato e coinvolgente si nasconde una riflessione sull'autocritica, sui rapporti umani e sulla necessità di recuperare il valore del confronto. Abbiamo incontrato la band per approfondire il percorso creativo del singolo, il ruolo dell'ironia nella loro scrittura e ciò che sperano rimanga a chi ascolterà la canzone.

Da quale episodio o osservazione è nata l'idea di scrivere “Eh No!”?
Più che da un episodio preciso, da un insieme di situazioni vissute e osservate negli ultimi anni. Ci siamo resi conto di quanto sia diventato difficile dire semplicemente: "Qui ho sbagliato". Da lì è nata la voglia di raccontare questa dinamica con leggerezza.

Quanto è importante, oggi, recuperare il valore dell'autocritica?
Moltissimo. L'autocritica non significa colpevolizzarsi continuamente, ma accettare che nessuno ha sempre ragione. È uno degli strumenti più utili per crescere, sia come persone sia nei rapporti con gli altri.

Pensate che la musica possa ancora stimolare una riflessione senza risultare moralista?
Sì, a patto che non pretenda di dare lezioni. Le canzoni che ci piacciono di più sono quelle che fanno nascere domande, non quelle che pretendono di avere tutte le risposte.

L'ironia è sempre stata parte del vostro modo di scrivere o in questo brano assume un ruolo particolare?
L'ironia è sempre stata presente, ma in Eh No! diventa parte integrante del messaggio. Era il modo migliore per affrontare un tema delicato senza trasformarlo in una predica.

Qual è stato l'aspetto più stimolante della lavorazione in studio?
La ricerca dell'equilibrio. Volevamo mantenere tutta l'energia del brano senza sacrificare le sfumature degli arrangiamenti. È stato un lavoro di sottrazione più che di aggiunta.

Cosa vi piacerebbe che il pubblico portasse con sé dopo aver ascoltato il brano?
Ci piacerebbe che, oltre al ritornello, rimanesse una domanda: "E se qualche volta avessi torto anch'io?". Se una canzone riesce ad aprire anche solo un piccolo spazio di riflessione, ha già fatto il suo lavoro.

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