Varanasi, il nuovo singolo “La tentazione di esistere”: l'intervista

giu 3, 2026 0 comments

Con “La tentazione di esistere”, i Varanasi proseguono il loro percorso musicale attraversando territori emotivi complessi e profondamente umani. Il brano si muove tra riflessione esistenziale, conflitto interiore e ricerca di un equilibrio possibile tra il desiderio di assoluto e l'accettazione dei propri limiti, costruendo un racconto intenso sostenuto da sonorità oscure ma ricche di sfumature emotive.

La band conferma la propria capacità di coniugare atmosfere post-punk, tensione narrativa e una scrittura sempre più personale, capace di trasformare interrogativi universali in immagini evocative e suggestive. Un nuovo tassello di un percorso artistico in continua evoluzione, dove introspezione e ricerca sonora si incontrano per dare forma a una visione autentica e profondamente contemporanea.

“La tentazione di esistere” sembra raccontare una lotta interiore continua: da dove nasce questa urgenza narrativa?
In generale la componente principale dei testi ruota intorno all'introspezione o all'immaginazione. Il conflitto, nelle sue varie forme, è sempre interessante da indagare e mettere in scena. In particolare per questo brano la prima ispirazione è stata una scena di Watchmen di Alan Moore.
Il concetto di “amorevole distacco” è centrale nel brano: cosa significa per voi?
È una sintesi possibile delle due visioni rappresentate nel pezzo: tra una visione dell'esistenza umana insignificante rispetto al cosmo e una visione assoluta e romantica che non può accettare la finitezza, si prova un sentimento intermedio.

Avete scelto sonorità molto cupe ma mai oppressive. Come trovate l’equilibrio tra oscurità ed emozione?
Nel complesso attraverso delle parti più melodiche e cercando di comporre dei brani che mantengano uno sfondo strumentale corposo, ma al servizio il più possibile della forma canzone. Poi variando l'atmosfera tra i brani che compongono un album o in certi casi all'interno del brano stesso.

Quanto è stato importante scrivere in italiano per costruire l’identità dei Varanasi?
È stata una scelta abbastanza spontanea legata alla decisione di farci conoscere maggiormente in Italia, e all'idea di fare una musica un po' diversa rispetto al passato, non l'abbiamo pensata in termini di identità. Da questo punto di vista abbiamo pensato maggiormente al tipo di suono nuovo da avere.

Nel vostro percorso c’è una forte continuità emotiva tra passato e presente. Vi sentite cambiati artisticamente?
Sicuramente nel tempo possono essere cambiati i nostri gusti musicali in termini di ascolto e di composizione. La maggiore differenza rispetto al passato è che quando abbiamo iniziato avevamo un modello più definito al quale ispirarci, che era il post-punk inteso come genere, mentre oggi è più un elemento sonoro dal quale attingere di volta in volta, senza che sia il punto di partenza di base.

L’album in arrivo avrà un filo narrativo preciso oppure ogni traccia vivrà di una propria autonomia?
Un misto delle due cose. C'è un nucleo che ha dato una prima impronta, attorno al quale ruotano alcuni brani, e poi gli altri che si dividono fra quelli che possono avere un legame più o meno alla lontana e quelli che invece sono quasi del tutto indipendenti.

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