Francesco Nardo feat. Frego: “Tsunami”, quando la fragilità diventa rinascita

dic 22, 2025 0 comments

Con
“Tsunami”, Francesco Nardo firma un brano profondamente intimo, nato dalla paura di smettere di scrivere e trasformato in un gesto di rinascita. La denuncia sociale lascia spazio all’introspezione, mentre il ritornello “Sono fuori di me” diventa un grido fragile e liberatorio.

Il featuring con Frego crea un ponte ideale tra Napoli e Catania, unendo sensibilità e radici comuni. “Tsunami” segna anche il ritorno di Nardo alla produzione dei propri brani, arricchiti dal tocco moderno di Tom Rix, in equilibrio tra rock e Mediterraneo.

Prima eri molto legato alla denuncia sociale, ora parli di spiritualità. Quale percorso personale ti ha portato a questo passaggio?
Il momento difficile che ho attraversato e sto continuando ad attraversare ma che si sta assorbendo sempre di più grazie alla musica, al palco, agli amici, all’amore intorno. La denuncia sta passando da sociale ad interiore e sto scavando dentro le mie zone d’ombra, i testi sociali non sono finiti, torneranno, anche nel disco che sto preparando per quanto sarà più incentrato su me stesso.

Nelle canzoni che stanno nascendo affronti bullismo, partenze, paure. Come si passa dal dolore al racconto?
Vivendo intensamente il dolore, attraversandolo per giungere al racconto, è un cammino; dopo ogni tunnel c’è sempre la luce, dopo ogni notte schiara sempre il giorno, anche se magari non sarà sempre soleggiato ma la visuale sarà sempre migliore di quella che si può avere camminando al buio.

Napoli è la tua origine, Milano la tua scelta. Come convivono oggi dentro la tua musica?
Con estrema versatilità: nelle mie canzoni ci sono il sound e lo spirito di Napoli ma anche la freneticità e la fame che una città come Milano ti suscita.
 
“Tsunami” sembra inaugurare una nuova sincerità narrativa: è stato difficile esporsi così tanto?
È stato molto difficile, ci ho pensato e ripensato più volte se pubblicare o meno questa canzone ma poi non sono uno che sa mentire e non avevo altri argomenti di cui poter parlare o voler parlare al pubblico adesso. Volevo che la mia interiorità prendesse il sopravvento quindi l’ho lasciata libera di esprimersi in toto ora.

Quanto hanno inciso gli ultimi anni di cambiamenti sulla tua visione del cantautorato?
Gli ultimi anni tantissimo, ho ascoltato tanta musica e raggiunto la consapevolezza che il cantautore di oggi è quello che ha il coraggio di parlare di quel che vuole senza piegarsi alle tematiche preferite dal mercato. D’altra parte reputo la parola “ cantautore “abusata allo stato attuale delle cose. Ci sono tanti artisti che hanno successo, riempiono gli stadi e vanno al Festival di Sanremo, organizzano concerti sempre più baldanzosi come a narrare o a buttare in faccia al pubblico la loro favola continua ma che secondo me non meritano questo appellativo. Siamo in Italia, il cantautorato è una cosa seria e soltanto il nostro paese, la Francia e gli Stati Uniti vantano una mole culturale così grossa in quanto a cantautorato.

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