Laddove soffia il vento dell'anima: la libertà sonora di Dario Distasi

mag 18, 2026 0 comments



C'è un'energia cinematografica ed elettrica che attraversa la musica di Dario Distasi, un artista a tutto tondo che rifiuta le etichette e le forme preimpostate. In occasione dell'uscita del suo nuovo singolo, Where The Wind Blows – un viaggio emotivo che parte intimo per poi esplodere in una liberazione rock –, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui. Dalle radici nate ascoltando Beatles e Muse fino ai futuri progetti live tra l'Italia e Manchester, ecco come nasce il pop d'autore di un polistrumentista che ha deciso di metterci, finalmente, la faccia.

Il tuo percorso ti vede come un artista poliedrico e totalmente indipendente, che cura ogni aspetto strumentale. Com’è nata questa tua attitudine così viscerale e "artigianale" verso la musica?
Credo dipenda da due fattori: l'aver ho intrapreso un percorso da strumentista, prima che da autore, oltre che l'aver militato in band. Scrivevo musica e testi, ma non interpretavo. Questo mi ha “costretto” a mettermi nei panni dell'autore esterno, talvolta del produttore, e mi ha insegnato molto.
Quando ho deciso di mettermi in gioco e metterci finalmente la faccia, questo bagaglio era lì ed è stata la scelta più naturale occuparmi un po' di tutto. Lo è ancora.

La tua musica si è evoluta da sonorità più ruvide verso un pop cinematografico. Quali sono gli artisti, specialmente nell'ambito rock ed europeo, a cui ti sei ispirato nel corso degli anni per definire il tuo stile?
Ho avuto tante fasi, e sono state tutte essenziali per definire la mia personalità in musica. Ho ascoltato e scritto rock, progressive, musica hard 'n' heavy, ma anche acustica. Amato la forma canzone e, visto che fai riferimento al cinema, ascoltato tante colonne sonore e scritto per film. Nell'ambito rock ed europeo, visto che di musica US ne ho sempre ascoltata tanta, i primi nomi che mi vengono in mente sono Beatles, U2, Muse, Oasis.

Considerando che ti occupi personalmente di tutti gli arrangiamenti, in che modo nasce una tua canzone? Parti da un riff di chitarra o da un'intuizione al pianoforte?
Si tratta di un processo diverso ogni volta e forse è tra le cose che lo rende più interessante. Alle volte mi viene in mente un groove di batteria, alle volte una progressione di accordi mentre ho uno strumento sottomano, o talvolta inizio a canticchiare dal nulla. I brani che nascono spontaneamente sono quelli che preferisco, anche se spesso richiedono più lavoro.

Il tuo nuovo singolo "Where The Wind Blows" racconta un momento di rottura e di liberazione. Ci parli di come è nato questo brano e della necessità di smettere di "incastrarsi" in forme non tue?
In quest'ultimo singolo uso una storia d'amore stanca, provata, come veicolo per parlare di autodeterminazione. Personalmente ho vissuto periodi, per motivi diversi, nei quali percepivo di non riuscire a far intendere quali fossero i miei obiettivi nella vita. In “Where The Wind Blows”, il protagonista preferisce rompere con qualcuno, piuttosto che insistere in qualcosa che non cambierà.

Il pezzo parte in modo intimo per poi esplodere emotivamente nella parte centrale. Cosa deve aspettarsi chi ascolterà questo singolo: una ballata classica o un'esperienza sonora più elettrica e liberatoria?
L'hai descritto molto bene e si ricollega un po' a quello che dicevo riguardo al mio background: mi è venuto naturale inserire diverse idee in questo brano.
Io lo definirei una ballad che insegue l'emozione cercando di scalare altezze nuove.

Oltre al lavoro in studio, la dimensione della "Dario Distasi Band" suggerisce un'energia molto forte. Hai già in programma concerti e date live per portare questa nuova evoluzione rock sul palco?
Attualmente ho diversi progetto, tra i quali uno in Italia e la band a cui fai riferimento, che è di base a Manchester. Ho in cantiere progetti con entrambe le realtà, iniziando quest'estate da quella nostrana.


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