Il concept di “Nudapietra” si sviluppa come un percorso sonoro unitario in cui peso, simbolismo e tensione melodica convivono in equilibrio, delineando fin dal debutto un’estetica chiara e coerente. L’album evita soluzioni immediate e costruisce la propria identità attraverso stratificazioni, atmosfere dilatate e un costante controllo della forma, alternando momenti di densità sonora a passaggi più intimi e contemplativi. Il risultato è un lavoro compatto e consapevole, in cui la tensione rimane sempre latente e guida l’ascoltatore lungo un viaggio musicale che si apre e si chiude senza mai perdere coesione.
L’immagine del monolite su fondo rosso è molto forte: com’è nata l’idea dell’artwork?
Abbiamo visionato immagini per settimane, cercavamo qualcosa che fosse d’impatto, ma scarno. Dopo aver vagliato immagini più complesse e “sognanti” per così dire, abbiamo deciso per una pietra in primo piano. Unità d’intenti tra musica e artwork.
C’è un significato preciso dietro la scelta del rosso come colore dominante?
Ci piaceva avere una tonalità scura, ma che mantenesse comunque un aspetto accattivante. Alla fine quel rosso cupo ha convinto tutti i membri della band.
Pensate che la copertina debba preparare l’ascoltatore al tipo di esperienza sonora che troverà nel disco?
Sì, in effetti a pensarci un sacco di dischi hanno copertine che fanno intuire quale sarà la musica. Noi volevamo qualcosa di essenziale, quasi grezzo e crediamo che la nostra copertina riesca sufficientemente a descrivere la rudezza del nostro sound.
Se “Nudapietra” fosse un paesaggio reale, che luogo sarebbe?
Anche se lo stoner richiama il deserto opteremmo per un paesaggio di alta montagna, immerso nella pietra dove le varie formazioni rocciose generano costantemente prospettive cangianti.
Quanto è importante per voi la coerenza tra immagine e musica?
È fondamentale. Entrambi gli aspetti contribuiscono a costruire un prodotto che avrà una personalità unica, coesa e ben definita.
