“Niente” segna un nuovo capitolo per Valentina Indelicato: intervista

dic 29, 2025 0 comments

Con
“Niente”, Valentina Indelicato apre una nuova fase del suo percorso artistico, scegliendo di mettere al centro ciò che spesso resta ai margini: le emozioni non dette, i silenzi carichi di significato, quel vuoto apparente che in realtà nasconde mondi interiori complessi. Il singolo nasce come gesto intimo e diventa, ascolto dopo ascolto, uno spazio condiviso, capace di parlare a chiunque si sia sentito almeno una volta dire “non è niente”, mentre dentro era tutto.

In questa intervista per Reframe, Valentina Indelicato racconta il processo emotivo e creativo che ha portato alla nascita del brano, il valore della sincerità nel dare un nome alle proprie fragilità e la forza liberatoria dell’esposizione artistica. Un dialogo delicato e profondo, che accompagna il pubblico dentro un “niente” solo in apparenza vuoto, pronto a trasformarsi in possibilità, ascolto e nuova consapevolezza.
 
“Niente” racconta una condizione comune a tanti: quando hai capito che questa canzone poteva parlare a così tante persone?
È stato graduale.
All’inizio era il mio modo di guardarmi dentro e di dare forma a una sensazione.
Da qui è nata in me un’attenzione maggiore verso parole e silenzi, e ho capito che in quell’aria sospesa c’era qualcosa di più universale: in un modo o nell’altro, tutti almeno una volta ci siamo nascosti dietro un “non è niente”.
 
C’è un episodio della tua vita in cui ti sei sentita dire “niente”, ma in realtà c’era un mondo dentro?
Sì, ma dare voce a ciò che spesso resta invisibile, dargli un nome, è una forza, e non un limite. Le emozioni intime sono quelle più difficili da raccontare, da esporre e gestire, e su queste non si può mentire: se cerchi di controllarle troppo, si sente; se le lasci andare con forza, si percepisce. Quando si toccano emozioni così vicine alla pelle bisogna lasciarle uscire senza forzarle, per ciò che sono realmente, e questo richiede sincerità e un po’ di coraggio. Però, una volta dato un nome al ‘niente’, presa la consapevolezza, la verità inizia ad appartenerci davvero: per me è stato così.
 
Quanto è liberatorio, oggi, portare il tuo “niente” sotto la luce pubblica?
Molto. È come tirare fuori un sospiro dopo averlo trattenuto: c’è la timidezza iniziale dell’esposizione, certo, ma anche la gioia di condividere qualcosa di autentico.
Raccontarsi in modo così intimo significa un po’ esporsi - fa parte del gioco -, ma allo stesso tempo sento felicità nel sapere che ciò che provo può incontrare e toccare gli altri, dare calore. Spesso, infatti, il “niente” è un’esperienza più condivisa di quel che crediamo, che può creare ponti anziché alzare confini.
 
Cosa speri rimanga allo spettatore dopo aver visto il videoclip?
Spero che resti la sensazione di spazio aperto con le proprie emozioni, che restino la delicatezza e il respiro leggero ma intenso della canzone, il ricordo di un momento di calore in quel piccolo vuoto pieno di verità.
 
Qual è il “tutto” che speri possa rifiorire da questo “niente”?
Spero possa rinnovarsi la possibilità di ascoltarsi dentro e di (ri)conoscersi con imparziale curiosità: dal “niente” può nascere un “tutto” fatto di attenzione, delicatezza e autenticità.

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