MaldiMarte: "Polaroid", quando i ricordi cambiano insieme a noi

giu 28, 2026 0 comments

Ci sono canzoni che raccontano una storia e altre che invitano ad abitare un ricordo. Con "Polaroid", i MaldiMarte scelgono questa seconda strada, costruendo un brano sospeso tra immagini, emozioni e memoria. Il singolo accompagna l'ascoltatore in un viaggio fatto di dettagli, atmosfere calde e riflessioni sul modo in cui il tempo modifica il significato delle esperienze vissute, mantenendo un equilibrio raffinato tra scrittura, ricerca sonora e intensità emotiva.

Per l'occasione abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i MaldiMarte, che ci hanno raccontato la genesi di "Polaroid", il lavoro svolto in studio e il significato di questo nuovo capitolo del loro percorso artistico. Buona lettura!

Come è nata l'idea iniziale che ha portato alla scrittura di “Polaroid”?
Come quasi tutte le nostre canzoni: da un'improvvisazione al pianoforte. È nata in modo molto spontaneo, quasi di getto. Solo dopo ho iniziato a capire davvero di cosa parlasse.

Esiste un ricordo reale che ha ispirato il brano oppure si tratta di una storia completamente immaginata?
C'è sicuramente qualcosa di vissuto, ma non è il racconto di un episodio preciso. Preferisco che il brano resti in equilibrio tra esperienza personale e immaginazione.

Nel pezzo si avverte una forte componente cinematografica. Quali immagini avevate in mente durante la composizione?
Immaginavo una città attraversata più dai ricordi che dalle persone. Strade quasi immobili, fotografie, luce calda, dettagli che sembrano familiari senza esserlo davvero.

In che modo il tempo modifica la percezione di ciò che abbiamo vissuto?
Il tempo non cambia solo il passato. Cambia anche noi. E ogni volta che torniamo su un ricordo, lo guardiamo con occhi diversi.

Quale passaggio del testo rappresenta meglio il significato della canzone?
«La memoria modifica ciò che il rimpianto non riesce a sopportare.»

Come avete lavorato sul crescendo emotivo che caratterizza l'arrangiamento?
Volevamo che tutto crescesse lentamente. Il finale è nato in studio: abbiamo collegato il microfono della voce all'amplificatore della chitarra ottenendo una timbrica fragile, dolcemente distrutta.

Quanto è cambiato il brano dalle prime demo alla versione definitiva?
Molto meno del previsto. Ho modificato alcune parole negli ultimi giorni di registrazione perché il brano era un po' troppo breve, ma la sua anima era già presente nella prima improvvisazione.

“Polaroid” rappresenta una nuova tappa nel percorso artistico dei Maldimarte?
Sì. Completa un percorso iniziato con Frange. Le ho sempre immaginate come le due facce della stessa medaglia: negli anni Sessanta sarebbero uscite sullo stesso 45 giri, lato A e lato B.

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