Il canestro dell'anima: tra punk rock e Navigli, la poetica della fragilità

mar 6, 2026 0 comments
 


Dalle linee del campo da basket a quelle, più incerte e profonde, di un taccuino sgualcito. Ci sono storie che non possono essere contenute in un perimetro di gioco, ma hanno bisogno di esplodere nel riverbero di una chitarra acustica suonata con la foga di un'elettrica.
In questa intervista incontriamo un artista che ha fatto della curiosità e dell'istinto di sopravvivenza il proprio motore creativo. Un "Gemelli purosangue" che ha imparato a guardare nel buio per scorgere meglio le stelle, trasformando i Navigli deserti e i momenti più amari in un rifugio sonoro schietto e senza filtri. Tra l'influenza generazionale dei Green Day e l'urgenza folk di Frank Turner, ci racconta come "mostrare le crepe" non sia stata una scelta, ma l'unica via possibile per svuotare un armadio colmo di vita vissuta.
In attesa del suo primo album previsto per giugno, scopriamo cosa succede quando la musica diventa l'ultimo, necessario, gesto tecnico per liberarsi davvero.

Dalla palla a spicchi al microfono: come si è trasformata la tua voglia di esprimerti in questa attitudine musicale così schietta?
Ciao ragazzi, è un piacere scambiare quattro chiacchiere con voi! Sono un gemelli purosangue e la curiosità fa parte della mia quotidianità. Affrontare un periodo particolarmente complicato mi ha fatto rivalutare il tempo e il modo di vivere ogni mio istante. La musica poi è il linguaggio che mi rimane comodo usare per tirare fuori le mie emozioni più profonde, è il raccontare e liberarsi allo stesso istante. Proprio come un gesto tecnico sportivo, la dice lunga su di te e su che tipo di giocatore sei. Ci vuole sempre un po di poesia.

Il tuo DNA è chiaramente intriso di punk rock. Quali sono gli artisti che, negli anni, ti hanno insegnato che "mostrare le crepe" è la scelta più coraggiosa?
Non saprei se è una scelta coraggiosa, forse lo diventa quando entra a far parte della categoria delle scelte. Io non avevo più scelta, era così e basta. Credo sia istinto di sopravvivenza. A livello musicale però è sicuramente cominciato tutto molti anni fa grazie ai Green Day, che univano quest’anima punk rock, melodie accattivanti e testi molto intimi e generazionali. Da lì in poi ho ascoltato tonnellate di band che mi hanno riempito il cuore. Ultimamente mi sento molto legato a Frank Turner, sarà per questa voglia di suonare la chitarra acustica folk come fosse un’elettrica attaccata ad una Mesa e una 4 coni. 

Come prende forma un tuo brano? Parti da un’emozione improvvisa o è un lavoro di costruzione "mattone dopo mattone”?
Sono abituato ad appuntarmi sempre tutto, tutto. Ho note infinite nel mio cellulare e fogli sparsi per casa. Poi quando prendo la chitarra e decido di scrivere una canzone mi faccio trasportare da quello che sto suonando, dal mood sonoro, e quando sento che qualcosa mi torna, che ha senso, vado a rileggermi i miei deliri mentali. Non so come si scrivono le canzoni ma io faccio cosi. 

Ci porti dentro la notte dei Navigli? Com’è diventato canzone quel pensiero sul buio e sulle stelle?
Mah chi lo sa, un mix tra la follia e magia. E’ un continuo imparare a guardarsi dentro. Una sera camminavo in zona Navigli a Milano, non c’era nessuno se non le stelle. In cielo e nella mia testa. Ho pensato: "Nel buio si vedono meglio le stelle". L'ho appuntato, fatto risuonare dentro, tra le mie mancanze facendo un parallelismo tra il buio del cielo il dolore che provavo. E’ stato l’incipit della canzone, il seme, poi ho finito il testo tornando a casa. E’ un brano che parla di solitudine, limiti caratteriali e mancanze. Ed è diventato canzone pochi giorni dopo quando mi sono messo alla chitarra. 

Cosa vorresti che restasse addosso a chi preme play su questo singolo per la prima volta?
Non vorrei nulla, sinceramente. Spero che arrivi la profondità dei miei pensieri e che le persone imparassero ad accendere il loro buio invece che rincorrere una luce. Tante persone nel mondo vivono direttamente la solitudine, facendosene spesso una colpa etichettandola come un malus dell’anima. Io dico che la solitudine, come il dolore, serve per scoprire davvero chi sei, per rinascere.

La musica per te è comunicazione pura. Quando potremo vederti "sotto canestro" sul palco per i prossimi appuntamenti dal vivo?
Spero davvero il prima possibile! Ci stiamo sbattendo per trovare date, arriveranno ma non so quando. A giugno però uscirà il mio primo album che includerà le canzoni più importanti, quelle che hanno catturato i momenti più amari e delicati della mia vita. Non c'è spazio per altro ora. Non è un concept, è il mio armadio. E mi sento come se ancora non avessi iniziato a svuotarlo.

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